Chiesa di Santa Maria Assunta di Positano
restauro e musealizzazione delle cripte e del campanile.

L'intervento di restauro sulle cripte e sul campanile del complesso monumentale della chiesa Madre di Positano (foto 1) riveste un interesse plurimo: 1. possibilità di fornire lo spazio ideale per l'allestimento del museo di Positano nei prestigiosi ambienti ipogei della chiesa Madre; 2. approfondimento conoscitivo delle testimonianze materiali della storia locale; 3. occasione, attraverso la nuova destinazione promossa dall'amministrazione Comunale, di originare positive ricadute sul piano turistico e culturale mediante la valorizzazione del processo storico della città costiera. Il complesso religioso di S. Maria Assunta è il risultato di una serie di trasformazioni documentate a partire dal XVII sec. sopra l'impianto originario, risalente al XII sec . L'Amministrazione Comunale considera il recupero delle pertinenze ipogee un'occasione per ridare dignità a vani la cui storia è fortemente legata alla principale sede religiosa del paese, creando in essi una sequenza espositiva in grado di sintetizzare l'antica e articolata - ma ai più sconosciuta - storia di Positano. Dalla preistoria alle grotte del Mesolitico; dall'epoca greca al mito delle Sirene, alla fase romana, con le ville della baia di Positano e del Gallo Lungo, i relitti nel mare e gli elementi archeologici reimpiegati. Si prosegue poi col Medioevo, di cui restano le chiese, i mulini, e le torri, ma anche le ceramiche votive sparse nei vicoli e conservate nelle case. Infine l'età moderna, di cui sono testimonianza i quadri degli artisti stranieri donati al Comune di Positano . Le strutture ipogee da destinare a museo si collocano in aree e su quote differenti sotto la chiesa madre: la prima struttura, più ampia e articolata, è posta in coincidenza dell'attuale Oratorio e della zona sinistra della Chiesa; l'altra si pone sotto l'area della cupola e dell'abside (vedi tavole di rilievo plano-altimetrico, sezioni ). La fase di rilievo non è stata circoscritta all'area del cantiere (campanile e cripte) ma si è estesa alla chiesa e agli spazi limitrofi: ciò si è reso indispensabile per la comprensione delle vicende costruttive del complesso monumentale della chiesa Madre. Gli ambienti individuati forniscono una superficie complessiva di ca. 260 mq. da destinare a museo. Trattandosi di strutture ampiamente modificate nel corso dei secoli, la destinazione a cripta è solo l'ultima delle loro utilizzazioni. La struttura ipogea maggiore si compone di due spazi longitudinali orientati in direzione est-ovest: uno rettangolare, con volta a botte ribassata (5,60x11,30 m, alt. max m. 4,95) e abside (ø 5,10 m). Sul lato sud tre passaggi archivoltati e tre anditi di forma quadrata (2,70x2,50 m) fungono da collegamento con il secondo vano. Lungo le pareti, sia della sala principale che degli anditi di passaggio, si allineano sedili funebri (65 in totale) in muratura eseguiti con particolare accuratezza (Foto n.°2). Il secondo spazio, stretto e lungo (17,70x2,80- h.max 2,73), anch'esso voltato a botte, ribadisce la conformazione della navata laterale della soprastante chiesa madre; sull'estremità est di questo ambiente si aprono due spazi di forma quadrata (2,35x2,91m-3,36x2,96m) mentre ad est, c'è un passaggio verso Piazza Flavio Gioia che si collega allo spazio attualmente occupato dall'Enel. Il lato sud di questo ambiente è caratterizzato dalla presenza di vasche in muratura ex ossari e da un accesso a un antico luogo di sepoltura sotto la navata centrale della chiesa in corrispondenza della quale si apriva una botola. La proiezione di questa apertura coincide con il ritrovamento, sul fondo della camera di sepoltura, di un pozzo in muratura di pietre calcaree legate con abbondanti spessori di malta (diam. 1m/ profondità ispezionata 7,50mt). Trattasi di un ambiente voltato a botte (5,50x4,40m) caratterizzato da una muratura caotica legata con forti spessori di malta di calce/pomice e da sedili funebri lungo i quattro lati; la muratura risulta priva di finiture. Lo spazio in esame fu ricavato in origine con l'asportazione del materiale piroclastico che sul lato nord dello stesso costituisce l'elevato della struttura per un altezza prossima all'imposta della volta di copertura. A tal proposito si ricorda che, di concerto con la volontà espressa dalle Soprintendenze , l'indagine conoscitiva applicata allo scavo archeologico è stata estesa alle restanti parti del cantiere: una decisione scaturita dal progressivo rinvenimento di ambienti, materiali e da una rinnovata comprensione del valore storico di queste strutture. Un caso di stratificazioni architettoniche eccezionale per Positano che consente la lettura di duemila anni di storia. Tra i materiali emersi con i primi lavori di rilievo sono le maioliche dell'originario pavimento settecentesco della chiesa madre: numerosi esemplari integri sono stati utilizzati per la formazione di gradini e accumulati nelle vasche degli ossari (foto n.°3 ). La superficie parietale del vano maggiore e degli anditi di passaggio è caratterizzata da una scialbatura di calce con semplici motivi decorativi a fasce rosse, sull'imposta e sul giro degli archi e della volta. Una considerevole quantità di queste finiture versa in un grave stato di conservazione per diffusi fenomeni di distacco dal supporto murario. La parete sud-ovest della stessa sala presenta un'apertura archivoltata, attualmente murata. La differenza di quota con il sagrato dell'attuale Chiesa Madre è di -2,30 m. Le strutture degli ambienti ipogei in argomento, al pari delle fondazioni del vicino campanile, poggiano su un banco alluvionale-piroclastico conseguente all'eruzione del 79d.C e ignorano completamente le sottostanti strutture romane . La conformazione architettonica dell'ambiente ipogeo principale induce a riflettere sulla sua funzione originaria e sui possibili legami con il documentato insediamento alto medievale del monastero benedettino di Positano. Ciò coinciderebbe con quanto ipotizzato dal Talamo nel 1890 , circa la collocazione, nel luogo dell'attuale Oratorio della chiesa, della scomparsa struttura monastica. Per la risposta a siffatti interrogativi è fondamentale la conoscenza delle stratificazioni architettoniche che è tra gli obiettivi dell'intervento. I risultati del processo conoscitivo verranno adeguatamente divulgati nell'allestimento del complesso ipogeo più piccolo. Questo ultimo, di epoca medievale, e un tempo utilizzato per funzioni religiose, è costituito da un corpo rettangolare (13,20x6,40 m) coperto da quattro volte a botte e da un'abside (5,20 m. di diametro) recante due piccole volte a crociera nel catino (foton.4). Allo stato attuale, i due spazi sono separati da una tamponatura dell'invaso absidale nella quale si apre una porta e da cui emerge una colonna di riutilizzo. Lungo la curva absidale destra e sulla prospiciente parete della tamponatura, fino al pilastro centrale, si addossano sedili funebri di muratura che, al cospetto di quelli del complesso ipogeo superiore, denotano una modesta fattura. La parete curva del corpo absidale presenta una finestra monofora murata sul lato sinistro, mentre sul lato destro, s'individuano una porta murata e i frammenti di un rilievo in muratura e stucco (brani di finte rocce), parte del probabile altare della Natività di Nostro Signore citato dal Talamo. Il piano di calpestio è privo dell'originaria pavimentazione in battuto, ad eccezione di qualche lacerto lungo il perimetro delle pareti (foto n.°5). Il piano di frequentazione medievale corrisponde ad una quota di circa -3,55m. rispetto all'attuale sagrato. Le navate nord e sud sono in buona parte occupate da due grossi pilastri sagomati che, stando all'intradosso fessurato delle volte a botte verso nord, costituiscono prima un'opera di consolidamento poi di fondazione dei pilastri, a sostegno dell'edificazione della cupola (foto n.°6). In asse con la navata nord sale l'originaria scala d'accesso, composta da quindici gradini, e attualmente chiusa in alto da una lastra di marmo scolpito (Foto n.°7). Questo accesso dalla chiesa fu soppresso al momento della realizzazione dei pilastri della cupola, con conseguente trasformazione dello spazio ipogeo, precedentemente utilizzato per funzioni liturgiche, ad esclusivo luogo di sepoltura. La finitura delle superfici murarie ad eccezione di un lacerto di affresco (restaurato nel corso degli attuali lavori) presente su un pilastro del lato ovest, risulta caratterizzata da una malta di calce e pomice. L'attuale ingresso segna la riappropriazione grossolana dello spazio in argomento che fu svuotato dall'enorme massa di reperti scheletrici. Con la nuova realizzazione dell'ingresso sulla parete trasversale all'attuale entrata, in asse con la navata nord della stessa cripta, il passaggio odierno verrà chiuso restituendo l'originaria continuità strutturale del corpo absidale. Tra le opere di maggior interesse che verranno eseguite in questo ambiente sono la messa in luce delle colonne inglobate nei pilastri di fondazione della cupola, e l'apertura dell'originario passaggio di collegamento con la chiesa con la collocazione di un vetro calpestabile. Per quanto riguarda gli spazi museali del complesso ipogeo maggiore, l'accesso, in grado di soddisfare gli standard funzionali necessari al riutilizzo, verrà realizzato da Piazza Flavio Gioia, sul lato nord del campanile, passando attraverso lo spazio attualmente occupato dalla Centrale Enel e scendendo verso la già citata apertura voltata ad arco (altezza max 4,75 m, larghezza max 2,14 m). Dalla zona iniziale dell'ingresso, sul lato sinistro, una scala in travertino scenderà all'atrio antistante la cripta; sul lato destro del medesimo vano verrà inserito un elevatore a forbice per visitatori con difficoltà motorie. Nell'ingresso sarà inoltre collocata la postazione di controllo degli impianti di funzionamento del museo. L'allestimento museale vero e proprio consisterà in apparati didattici riguardanti la storia del sito di Positano, dalla preistoria ai giorni nostri: in questo percorso cronologico troveranno posto i resti materiali delle singole epoche recuperati nel corso di questi lavori. Tutti gli impianti, incluso quello d'illuminazione generale, verranno posti al di sotto del piano di calpestio al fine di preservare l'integrità delle pareti e compatibilmente con quanto potrebbe ancora emergere dallo scavo. L'eccezionalità dei ritrovamenti archeologici scaturiti dallo scavo della Cripta/Abbazia, che hanno portato alla luce i resti di una villa romana , con tanto di pitture murali, impone la messa a punto di adeguate strutture in grado di consentirne la fruizione, garantendo al contempo la stabilità delle condizioni termo-igrometriche necessarie alla conservazione delle superfici dipinte. Queste ultime, via via affioranti, rivelano l'ottima conservazione della cromia e della materia originale, consentita dalla protezione della pomice che le ricoprivano . Nello spazio della struttura sottostante l'area absidale della chiesa, senza introdurre elementi che possano disturbare la lettura complessiva dell'ambiente, si prevede un unico schermo didattico-espositivo (per loops, documentari ecc.) in grado di favorire il coinvolgimento, sia individuale che collettivo, dei fruitori visitatori. Anche qui l'impianto di illuminazione, con fonti multidirezionali (la direzione principale rimane quella diretta verso l'alto), sarà preferibilmente ottenuto con piantane: un'illuminazione direzionata consentirà tra l'altro di individuare l'antico vano scala, chiuso con una lastra di vetro in coincidenza del piano di calpestio della chiesa. L'unica sorgente di luce naturale sarà la porta in vetro (antisfondamento tipo R, supertrasparente) del vano d'ingresso. L'eventuale apertura della monofora nel vano absidale potrebbe fornirne un'altra. La musealizzazione degli ambienti in esame intende fornire una lettura stratigrafica delle trasformazioni che la storia di Positano ha inciso sulle strutture in oggetto grazie a un intervento di restauro che le renda riconoscibili. Nell'ottica di una valorizzazione dell'area che collega le due cripte si rende indispensabile un intervento di recupero di via Rampa Teglia con opere di rifacimento della scalinata (attualmente caratterizzata da alzate e pedate elevate e non uniformi) e l'inserimento di una rampa e di un servoscala in grado di rendere accessibile la cripta inferiore alle persone con difficoltà motorie. Al recupero urbano dovrà associarsi il restauro dei materiali medievali murati e dell'edicola votiva in stucco e ceramica del XIX sec. Congiuntamente al recupero degli ambienti ipogei si è ritenuta opportuna l'attuazione del restauro del campanile il cui stato di conservazione si presentava problematico (foto n.°8) per fenomeni di schiacciamento dei cantonali (foto n.°9). Il campanile e la Chiesa Madre sono le emergenze architettoniche più rilevanti del tessuto urbano di Positano. L'attuale campanile (1707), collocato sul sagrato, a pochi passi dal prospetto della Chiesa Madre, è frutto del rifacimento di una struttura più antica. Il fautore della versione settecentesca, un frate cappuccino, è commemorato nel frammento di lapide attualmente murata sulla parete esterna della Chiesa, lungo la via Vito Savino. Il campanile presenta una struttura quadrata in muratura (6,85x6,85m), con quattro corpi sovrapposti e un arretramento complessivo di cantonale pari a 87 cm. su un'altezza totale di 23,50 m. Le aperture, i cantonali e le trabeazioni sono realizzati in noce di tufo. Sopra l'accesso, sul lato sud, è murato un bassorilievo medievale raffigurante un pistrice . L'opera, in marmo bianco (cm 90x235), proviene dal pavimento della Chiesa Madre (Cappella del SS. Sacramento, dove è indicata dal Camera nel 1876) mentre l'attuale collocazione risale al 1881, momento dell'adeguamento della torre campanaria alle coeve tendenze di gusto (foto n.°10) . Nel 1963 l'Amministrazione Comunale dispose un altro intervento di restauro in occasione del quale furono eliminati l'orologio e il campaniletto. Di particolare interesse risulta la comunicazione intercorsa tra l'Amministrazione Comunale e la Soprintendenza ai Monumenti della Campania di Napoli donde si evince la volontà della Commissione Edilizia comunale di ripristinare la tinta di colore lacca rosa, riportata nella veduta dipinta dal prof. Ettore Pignone del Carretto, nel 1936. Tale cromia è stata effettivamente riscontrata nelle diffuse tracce di pittura lungo il perimetro della muratura a vista di tufo (foto 11). La struttura del campanile sul sagrato della Chiesa offre la possibilità di associargli l'ingresso alle cripte e di installarvi al piano terreno un check-point e un punto d'informazione turistica. Viene così ad acquisire maggior voce e rilievo una presenza civica permanente, che congiuntamente alla vivissima tradizione religiosa, intende rappresentare in forme d'arte e cultura, una comunità consapevole e fiera del proprio passato.

Articolo in corso di pubblicazione nella rivista:"Apollo- bollettino dei musei provinciali del salernitano" XXI/2005
editore Electa Napoli
autore Arch. Diego Guarino

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